10,Apr

“I media dell’e-commerce sono una nuova frontiera, non una nuova tattica”

Riprendiamo un post di Linkedin del CEO di Brandshare.us, (società oltreoceano equipollente alla nostra … solo molto più grande) in cui commenta e riporta un’interessante articolo apparso sulla testata americana AdAge che parla “anche” del nostro lavoro.

brandshare_homepage

Sappiamo benissimo che la nostra attività paga lo scotto di anticipare i tempi (in Italia), ma in questo momento di forte accelerazione del comparto e-commerce che spediscono principalmente beni (ovvero pacchi fisici), pensiamo sia utile, e forse anche necessario, dedicare pochi minuti a questa breve lettura e proseguire visitando i siti italiani Simple Sample e Simple Direct

Utilissimo soprattutto ai nativi analogici, traghettati al digitale di cui ancora non vedono bene tutte le opportunità che i meandri e le sfaccettature di questo nuovo media (il mercato e-commerce).

Oggi tutti (o quasi) i consumatori sono a casa, connessi alla rete, ma sempre a casa. Gli unici media che vengono fruiti e su cui si stanno riversando la maggior parte degli investimenti pubblicitari sono:

  • televisione
  • Radio
  • Internet
  • e….. l’e-commerce

Noi lavoriamo proprio nell’ultimo, quello che Doug Guyer chiama, parafrasandolo, “scaffale digitale” e sono ancora in molti, soprattutto coloro fuori dal segmento FMCG, che ne ignorano sia la presenza sia l’opportunità ovvero gli “ignoranti analogici” (nel senso letterale dei termini, sperando che nessuno si offenda).

Fatta la doverosa premessa di seguito il post e l’articolo tradotti.

Buona Pasqua a tutti

post_linkedin

 

IL POST DI DOUG GUYER, CEO DI BRANDSHARE

Secondo un recente articolo di AdAge, “La crescita del commercio elettronico sta accelerando rapidamente a causa del distanziamento sociale e del lavoro da casa/smart working. Gli acquirenti online danno priorità alla praticità e alla velocità – e fanno il check-out con carrelli più grandi. I brand hanno bisogno di un programma mediatico olistico/comprensivo per non perdersi sullo scaffale digitale. I media dell’e-commerce sono una nuova frontiera, non una nuova tattica”.

Sfruttate la potenza della nostra rete di media dell’e-commerce con la connettività add-to-cart e il targeting look-a-like per coinvolgere i consumatori nel comfort e nella sicurezza delle loro case. Infatti, un marchio di dolciumi ha visto un incremento del valore totale di 2,3 milioni di dollari rispetto a quello di una recente campagna. Contatta noi o Matthew Sussberg per sapere come possiamo creare una soluzione connessa per il vostro marchio.

AdAge

 

L’ARTICOLO DI ADAGE.COM

COME IL CPG (Cost Per GRP) PUÒ FAR CRESCERE I MEDIA DELL’E-COMMERCE

Con i consumatori che evitano i negozi, i brand devono investire per non “perdersi sullo scaffale digitale”.

La crescita dell’e-commerce – che si preannuncia diventare il 20% di tutte le vendite entro cinque anni – sta accelerando rapidamente a causa del distanziamento sociale e dello smart working.

Secondo una ricerca di Apptopia, le aziende Instacart, Walmart Grocery e Shipt hanno visto aumentare rispettivamente del 218 per cento, 160 per cento e 124 per cento i download giornalieri medi rispetto al mese scorso. La ricerca mostra che 1 consumatore su 4, che abbia confermato di aver acquistato nei negozi fisici dal 1° marzo al 9 marzo, ha sostituito il suo “viaggio” in negozio per acquistare un ordine online. Il fondatore di IHL, Greg Buzek, prevede che questa primavera il click-and-collect raddoppierà.

Gli acquirenti online hanno una missione diversa: procurare/acquistare, non navigare, dare priorità alla praticità e alla velocità – e fare il check-out con carrelli più grandi. Questo crea un’opportunità urgente/immediata che i marchi non possono permettersi di perdere.

Oltre ad essere elencati (nelle ricerche), i brand hanno bisogno di indirizzare il traffico. Principalmente, hanno bisogno di navigare sulle piattaforme mediatiche self-service gestite da rivenditori come Walmart, Kroger, Albertsons-Safeway e Amazon. Così facendo, possono rispondere alla domanda in tempo reale ed evitare qualsiasi ritardo nell’elaborazione (di solito il team di un rivenditore impiega dalle 3 alle 4 settimane per sviluppare una campagna digitale).

Il livello dell’occhio (eye-level, riferito al posizionamento su uno scaffale) conta, in maniera esponenziale, di più sullo scaffale digitale. Il 64% dei clic si trovano sui primi tre articoli elencati tra i risultati di ricerca su un sito di vendita al dettaglio. Ho visto casi in cui l’essere terzo contro il sesto produce 100.000 impressions in più; vale la pena di fare qualsiasi cosa per risalire questa lista.

Quindi, come fanno i brand a farlo al meglio? Con un programma media olistico/comprensivo.

Inizia con gli annunci di prodotti sponsorizzati

I brand che finiscono in basso nelle classifiche possono aumentare immediatamente la loro visibilità sulle pagine delle categorie e nei risultati di ricerca, con gli annunci sponsorizzati. Gli annunci mostrano solo quando il prodotto è disponibile in un negozio vicino a dove si trova la persona lo sta cercando, in modo da poter supportare direttamente i luoghi in cui si ha la distribuzione. I brand che entrano ora otterranno il miglior prezzo, in quanto questo aumenterà con la domanda.

 

Costruire pagine di categoria complementari con visualizzazione in loco

Concentrati sul prodotto, non sul brand. Anche se puoi scegliere che gli annunci pubblicitari siano specifici per il brand o per il prodotto, ho visto il miglior successo dagli annunci pulsanti inerenti agli eventi stagionali e alle promozioni dei prodotti.

 

Creare annunci pubblicitari per indirizzare le persone sul sito del rivenditore

I dati dei rivenditori sono una delle fonti di informazione più ricche, più pure e in tempo reale, perché non passano attraverso terzi. I rivenditori vedono direttamente come gli annunci innescano le vendite. Oltre a rendere il vostro brand più importante per il rivenditore, si apprendono le informazioni migliori, in base alle quali prendere decisioni.

Espandere l’ottimizzazione dei contenuti SEO

Questa è una strategia a lungo termine che i brand devono iniziare ora. La ricerca a pagamento è il modo per iniziare su una piattaforma di e-commerce, ma nel corso del tempo è necessario ricevere altrettanto impulso dalla ricerca organica. Monitora la vostra “quota di voce” e cerca tutte le parole chiave rilevanti, per prodotto, sul sito del rivenditore. Poi aggiusta regolarmente le pagine di descrizione del prodotto. Non c’è nessun set-and-forget (imposta e dimenticatene) nei contenuti per il SEO

Misurare l’intera attività integrata

Se volete diventare progressivamente più efficaci, evita la tentazione (e l’errore) di tracciare semplicemente le vendite. Guarda l’intera catena dei punti di contatto digitali, comprese le classifiche per parole chiave, la condivisione di impressions e la quota di vendite utilizzando servizi come “Profitero” e “Numerator”, nonché “strumenti per i dati” specifici per i rivenditori. Quando vedrete come il vostro marchio si presenta e vende tra i rivenditori, saprete dove aumentare il vostro investimento in SEO e contenuti a lungo termine.

 

L’e-commerce media è una nuova frontiera, non una nuova tattica. Per ora, l’imperativo è iniziare a parteciparvi. Tra non molto, la linea di demarcazione sarà posta in base a quanto bene i brand integrano i media a pagamento con i contenuti, il SEO e la misurazione.

 

I marketer avranno bisogno di un nuovo playbook e le agenzie dovranno abbracciare una missione più ampia. In particolare per i marchi più piccoli, le agenzie dovranno fare dei media dell’e-commerce una priorità. I marchi più grandi del mondo sono naturalmente quelli che ricevono più attenzione da parte dei team di marketing dei retailer, che devono dare priorità alle spese. Le agenzie devono far leva sui loro portafogli di brand per creare strategie con i team dei retailer attraverso le componenti dell’e-commerce che vanno oltre l’autoservizio.

__________________________________

RIFERIMENTI:

Post Linkedin

Articolo di AdAge

Brandshare

Simple Sample

Simple Direct

 

 

17,Mag

Corso in UPA: Il Direct Marketing ai tempi dell’e-commerce

Ebbene si, siamo stati in UPA, in verità siamo stati chiamati da UPA o meglio, grazie alla lungimiranza professionale delle persone che lavorano in UPA, abbiamo costruito un mini corso di formazione/aggiornamento di 2 ore dal titolo “Il Direct Marketing ai tempi dell’e-commerce”.

Si perché le cose cambiano e spesso non ci si accorge di quello che sta accadendo fino a quando un concorrente, più veloce, smart e lungimirante, fa qualcosa di nuovo, oppure perché viene fatto da colleghi oltre oceano.

Che l’Italia sia “cronicamente” indietro in molte cose è una frase da bar che trova però riscontro, troppo spesso, nella realtà di tutti i giorni.

Ma, alcune volte, capita che una piccola realtà, come la nostra, anticipi di 10 anni una trasformazione inarrestabile che sta, piano piano, arrivando sulle scrivania di tutti i clienti.

Ed è così che aziende come Mondelez, P&G, Cameo, Ricola, Fastweb, Deutsch Bank, Nestlé ecc ecc hanno deciso di partecipare.

UPA Accademy

Ma allora cosa vuole dire fare direct marketing ai tempi dell’e-commerce?

Vuol dire:

comunicare ad un target digitale trasferendo un’emozione reale.

Ovvero:

  • evitare sprechi
  • fare saving
  • innovare (processi, creatività, opportunità, call to action)
  • avere la garanzia di un contatto certo
  • non buttare via risorse
  • avere la certezza di raggiungere il target
  • avere l’attenzione del cliente senza distrazioni esogene
  • incrementare efficienza, efficacia e ROI
  • entrare direttamente dentro casa
  • arrivare tra le mani del consumatore
  • non avere nessuna barriera
  • raggiungere tassi di gradimento delle campagne superiori all’85%
  • vedere UGC spontanei girare in rete
  • e molto, molto altro ancora

Ma le regole di questo nuovo mercato sono diverse. Piccoli cambiamenti che hanno bisogno di essere spiegati, vissuti, provati, verificati, testati, validati per poi veder (ri)entrare di diritto e sotto una nuova egida, molto più potente, attuale e performante, il Direct nei piani di marketing.

Il corso ha avuto un riscontro estremamente positivo a tal punto che successivamente siamo stati chiamati anche da altre Aziende (centri media inclusi) per tenere lo stesso corso.

Pertanto se fate parte della schiera di professionisti lungimiranti e innovativi potete tranquillamente chiamarci e se volete un’anticipazione guardate il video del nostro “cugino” americano

Nice Tum Meet You !

RIFERIMENTI:

UPA link all’area riservata ai soci per il download delle slide del corso.

Simple Direct: Il Direct Marketing è morto. Viva il Direct Marketing!

BrandShare : sito del “cugino” oltre oceano.

Simple Sample: per evitare gli sprechi in modo innovativo.

audiSample: per sapere quanto vale il segmento di mercato del sampling in Italia.

 

16,Mag

Il Direct Marketing è morto, Viva il Direct Marketing!

le roi est mort, vive le roi!

“‹lë ru̯à è mòor, vìiv lë ru̯à!› (fr. «il re è morto, viva il re!»). – Formula con cui nella monarchia francese precedente alla rivoluzione si annunciava al popolo contemporaneamente la morte del re e l’avvento del suo successore, volendosi così affermare la continuità ininterrotta dell’istituto monarchico” (rif. Vocabolario Treccani)

Il titolo riprendere un’affermazione non nuova, già letta e riletta in articoli e post da quasi 10 anni a questa parte, ma sempre attuale.

In effetti il Direct Marketing non è morto, anzi non è mai stato così vivo e allora ” IL DIRECT MARKETING E’ MORTO, VIVA IL DIRECT MARKETING!”.

Il senso di questa affermazione è racchiuso nel post di “nnnnnnnnnnnnnn” su yahoo answers che riportiamo fedelmente: “Il re è morto …. è rivolto al primo re. viva il re…… è rivolto al re nuovo. Vuol dire che bisogna tenere il passo con i tempi! Le cose cambiano e bisogna accettarle.”

Tutti sanno che la buona riuscita di una campagna di direct marketing è determinata da un mix di fattori. I principali si possono riassumere in:

  1. budget a disposizione
  2. creatività
  3. canale scelto (o i canali) per veicolare il messaggio
  4. il (o i) partner a cui si affida l’esecuzione operativa
  5. Call to action, monitoraggio, ROI

Le altre variabili, che fanno parte delle “enne” P di Kotler, le consideriamo come assodate e perfettamente integrate nella strategia del Cliente.

Ma ad oggi, con la disruptive innovation che impazza, il direct marketing quali canali annovera? Sempre gli stessi di 10 anni fa?

Foto Rif. Disruptive Innovation – articolo Dart Consulting.

Il Direct Marketing è morto, Viva il Direct Marketing!

Se si consulta la pagina su wikipedia, sempre aggiornata, si troverà un elenco, “piuttosto*” esaustivo, dei canali (denominati “strumenti”) che spazia dal direct mail, fino alle Dem, passando dal telemarketing e gli sms fino ad arrivare all’Asilage ovvero l’inserimento e la veicolazione all’interno del pacco e-commerce.

Asilage è un termine usato esclusivamente in Francia. Non esiste un unico termine universalmente riconosciuto, in ogni paese dove questa tecnica sta iniziando a svilupparsi, viene chiamato in modo diverso. In Italia lo sentirete chiamare: e-channel, e-TryVertising, Simple Sample, Simple Direct, e-Box ADV, e-Parcel ADV, PiP … ecc.

Chiamatelo come vi pare, di fatto il risultato non cambia. Ad oggi è lo “strumento” più innovativo, efficiente ed efficace, a disposizione degli addetti ai lavori per pianificare qualsiasi campagna di Direct Marketing.

Il motivo è semplicissimo: permette di pianificare a costo contatto certo, nel pieno rispetto dei desiderata del cliente.

Magia? No.

Solita patacca da imbonitori? Men che meno.

Costoso? Direi proprio di no, anzi è il contrario.

Più semplicemente sono cambiati i tempi e le abitudini di consumo.

Oggi le persone comprano sempre di più online e i Box e-commerce, se usati sapientemente, sono degli ottimi veicoli per recapitare dentro casa, direttamente tra le mani dell’RA, l”oggetto” della vostra campagna di Direct Marketing.

Quando si pianifica una campagna di direct marketing, tutti vorrebbero avere la certezza del contatto, la sicurezza matematica che il proprio messaggio arrivi tra le mani del consumatore e venga letto con la dovuta attenzione.

In assenza, si sopperisce con un’affannosa ricerca della pianificazione formale, fatta a tavolino, excel stupendi ed elaborati per far quadrare i conti e stimare un ROI sostenibile. Poi, però, si perde totalmente il controllo. Operativamente viene demandato tutto a terze parti, professionisti, che mettono in pratica quanto richiesto, senza però poter garantire la certezza del contatto perché ci si scontra con delle inevitabili barriere legate a comunicazioni “PUSH”:

  • il direct mail si ferma alla cassetta della posta.
  • Il door to door si scontra con l’assenza dell’RA (e non solo).
  • Il telemarketing lotta contro il tastino rosso.
  • Le pianificazioni digitali ti inseguono cercando di carpire la finestra di attenzione migliore per farti fare click.
  • La maggior parte delle Dem finisce in spam o vengono cancellate insieme al fiume di spam truffaldino.
  • Gli sms vengono cancellati.
  • Le televendite e la TV interattiva richiedono attenzione.
  • Il Box e-commerce invece non ha barriere, né limiti e non è PUSH.

Il Direct Marketing è morto, Viva il Direct Marketing!

Chiariamo subito che quest’ultimo NON sostituisce NE’ svilisce gli strumenti tradizionali, MA li integra e li completa affinché si possa raggiungere l’obiettivo desiderato nel rispetto dei vincoli predefiniti. Facciamo un esempio. Mia mamma non compra online, ma risponde al telefono, ed è anche un’amabile conversatrice, ergo il telemarketing outbound push in questo caso è perfetto. Però spesso mi chiede di comprarle qualcosa e visto che il tempo scarseggia, io compro online per lei, ed ecco l’integrazione.

Ogni mese oltre 16.000.000 di box e-commerce entrano nelle case degli italiani. Questo è un dato di fatto ed è un’opportunità che ancora pochi conoscono e ancora meno sfruttano a vantaggio indiscusso dei più innovativi che, con “sano e professionale” buon senso e una creatività studiata ad hoc, la sanno trasformare in uno strumento potente e profittevole.

Per maggiori informazioni scrivete a info @ tumitalia.com 

 

RIFERIMENTI:

Wikipedia: Direct Marketing

Dart Consulting: disruptive innovation

 

 

*Il “piuttosto” è giustificato, ad esempio, dall’assenza di alcuni nuovi strumenti come ad esempio le notifiche push sul mobile direttamente collegate ad una specifica App.
03,Ott

Il TryVertising ai tempi dell’e-Commerce

PREMESSA:

TryVertising è un neologismo che trae origine dalle parole “to try” e “advertising”, si potrebbe banalizzare dicendo “attività di sampling” in verità ha un significato più ricco se lo si correda con la specifica ” Try Before To Buy”.

Stiamo parlando di veicolazione di sample di prodotti, attività estremamente importante per le aziende che la fanno. Parliamo di centinaia di migliaia di pezzi che vengono prodotti e distribuiti, addirittura, per alcune grosse realtà, i quantitativi sono conteggiati in milioni di pezzi/anno.

Ma cosa c’entra il TryVertising con l’e-Commerce? Apparentemente nulla.

Il TryVertising è un’attività per distribuire dei campioni di prodotto a dei potenziali clienti con l’obiettivo di incrementare cusomer base e vendite (generico ma universalmente valido).

L’e-Commerce invece è un mercato ben definito, relativamente giovane, con tassi di crescita a due digits e con un roseo futuro. Potremmo riassumerlo come un mercato in via di razionalizzazione.

 

Bene adesso proviamo a guardare tutto da un punto di vista diverso.

 

 

METTIAMO IN GARA 3 AGENZIE:

L’azienda in cui lavorate ha come obiettivo una campagna incentrata sul “trial” di prodotto, ovvero veicolazione di sample, e voi volete delle idee nuove che rendano di più e costino di meno. La soluzione è contattare almeno 3 agenzie e metterle in gara.

Ottima scelta.

Risultato: due agenzie vi propongono delle attività di veicolazione sample “arricchite” da hostess, stewart, veicoli personalizzati, tablet per data capture e molto altro. BELLISSIME IDEE, costose certo, ma impattanti e di grande visibilità.

La terza agenzia invece vi presenta una soluzione diversa ma coerente al 100% con il vostro obiettivo:

VEICOLARE I VOSTRI SAMPLE ATTRAVERSO I BOX E-COMMERCE CHE OGNI GIORNO ENTRANO IN CASA DEI CONSUMATORI.

Spiazzante? Un pò.

Riduttivo? Forse.

Interessante? Si, molto, chissà quanto costa.

Efficace ed efficiente? Assolutamente si.

Questo non vuol dire che le attività presentate dalle prime due agenzie non vadano bene, anzi, dovrebbero essere potenziate, valorizzate e arricchite…. magari senza sample o con un quantitativo ridotto aumentanto così il valore percepito da parte del potenziale cliente.

Il significato di questo aneddoto è che esiste un’opportunità in più per chi ha “realmente” questa esigenza.

 

CONCLUSIONE:

Chi deve investire dei soldi per attività di TryVertising ha due possibilità:

1) il metodo tradizionale

2) il metodo TUM ovvero Simple Sample™

Giudica tu stesso e scopri quale foto appartiene al metodo tradizionale e quale al metodo Simple Sample, non vinci nulla, però da oggi hai una possibilità di scelta in più.

Vuoi sapere come funziona e quanto costa? Scrivi a:  info@tumitalia.com

 

tryvertising metodo tradizionale

tryvertising simple sample

tryvertising metodo-tradizionale

 

tryvertising simple-sample

simple-sample3

#TryVertising #SimpleSample #eCommerce #Sampling

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